Disturbi di Personalità

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La personalità, in linea generale, è l' insieme delle modalità tipiche che una persona ha di rispondere alle diverse situazioni. Si riferisce ai modi con i quali le persone differiscono le une dalle altre e sentono in modi differenti le cose. Un modello personalità è un tipico modo di rispondere a un particolare tipo di situazione. Dare senso alle cose e alle situazioni determina il modo in cui ci comporteremo rispetto a quelle cose e a quelle situazioni. Usiamo il termine “disturbo di personalità” quando un unico particolare modo di dare significato alle cose e alle situazioni diventa così pervasivo e inflessibile da interferire con la capacità di vedere le cose e le situazioni così come sono nella realtà. Quanta di questa “interferenza” sia necessaria perchè possa essere fatta diagnosi di “disturbo di personalità” è solo una questione di valutazione individuale. Il Manuale diagnostico psichiatrico dei disturbi mentali richiede che questa lettura distorta della realtà a discapito di come la realtà nel suo complesso è, debba essere così netta da provocare sofferenza soggettiva nel paziente ma non è affatto chiaro come mai questo requisito sia così centrale. Una disfunzione cardiaca può essere diagnosticata anche se un cuore sta bene ma un test ha stabilito che l'esercizio fisico lo potrebbe danneggiare. Analogamente, una persona con un disturbo di personalità può essere assolutamente “asintomatica” ma il clinico dovrebbe comunque poter fare questa diagnosi se ritiene che il modo di “funzionare” del suo paziente lo renda vulnerabile al punto da esporlo al rischio di soffrire. Riprendendo la similitudine tra la disfunzione cardiaca e il disturbo di personalità, una persona con una malattia cardiaca che implica che lo sforzo fisico sia pericoloso, probabilmente, vivrà una vita sedentaria ed è difficile stabilire se questa sia una scelta oppure una necessità. Allo stesso modo, un soggetto affetto da un disturbo di personalità può vivere una vita rigidamente “compatibile” con il suo personale modo di interpretare e sentire le situazioni; ad esempio una persona con disturbo ossessivo di personalità sceglierà/troverà un lavoro nel quale l'ordine e l'attenzione alla precisione siano aspetti cruciali (un lavoro legato alla contabilità o all'amministrazione, ad esempio) e amici per i quali i vincoli posti dalla sua necessità di ordine e precisione non siano insostenibili. A meno di non trovarsi a sperimentare di fare, per esempio, street painting con le dita con una persona così, non potremmo mai capire se il suo modo di vivere è una questione di scelta o è necessario per rimanere in una condizione di “equilibrio” psicologico. In altre parole, è importante non confondere l'assenza di sintomi con la salute psichica.

Possiamo spiegare un disturbo di personalità usando la metafora del navigatore. Un comportamento disfunzionale consiste nell'usare una mappa inadatta per muoversi in un territorio sconosciuto. Volersi orientare a Milano con una mappa di Milano del 1980 è proprio di un paziente nevrotico. Volersi orientare in tutto il mondo con un unica mappa, quella di Milano, è proprio di un paziente con un disturbo di personalità. Continuando con la nostra metafora, disporre di un'unica mappa, quella di Milano, probabilmente spingerà il paziente non muoversi mai dalla città di Milano.

Alcune delle più comuni mappe che le persone usano per orientarsi nella realtà hanno nomi che derivano dall'osservazione clinica. Il Narcisismo, ad esempio, ha diverse forme; una consiste nella tendenza a cogliere in molte situazioni la presenza negli altri di segnali di adorazione o di denigrazione verso sé stessi. Tutti, a volte, siamo un po' narcisisti. Se qualcuno ci insulta in pubblico tenderemo probabilmente a rispondere in maniera narcisistica, arrabbiandoci con chi ci ha insultati e cercando negli altri dei segnali di approvazione. Allo stesso modo capita a tutti di essere “nevroticamente” narcisisti, ad esempio quando siamo in coda al supermercato e ci sentiamo irritati perchè stiamo perdendo troppo del nostro prezioso tempo. Usiamo il termine disturbo di personalità narcisistico quando un individuo legge tutte le situazioni come “incontri narcisistici”.

Chi soffre di disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, invece, legge e valuta le cose utilizzando la “lente” dell'ordine e della pulizia.

Chi soffre di disturbo istrionico di personalità, a sua volta, potrebbe leggere e sentire molte situazioni, ad esempio, come se avessero uno sfondo marcatamente sessuale.

I soggetti paranoici possono sentirsi spesso come se vivessero, ad esempio, in un film di spionaggio.

Gli individui borderline, invece, si sentono sempre come se stessero per essere abbandonati e mettono costantemente alla prova la continuità delle relazioni.

Comprendere cosa determina l'insorgenza di un disturbo di personalità è certamente argomento complesso. Il modello più organico e capace di rendere conto della complessa eziopatogenesi di questi disturbi è un modello bio-psico-sociale che prende in considerazioni le variabili temperamentali (genetiche), sociali e legate all'attaccamento di questi pazienti da bambini.

Ciò che è importante sottolineare in questa sede, in un'ottica descrittiva più che esplicativa, sono due aspetti. Da un lato chi soffre di un disturbo di personalità fa fatica ad entrare in relazione con gli altri in maniera genuina e autentica. Queste persone, senza averne piena consapevolezza, costringono gli altri con i quali sono in relazione a giocare un ruolo e non riescono ad ingaggiarsi in relazioni spontanee con individui non disposti a giocare quello specifico ruolo.

Dall'altro lato, è difficile che una persona con un disturbo di personalità sia in grado di riflettere su di sé. Persone intelligenti con un disturbo di personalità imparano a simulare processi di metacognizione e mentalizzazione ma difficilmente si chiederanno mai in maniera autentica se hanno sentito o letto una situazione nella maniera più adeguata e cosa possono fare per gestirla meglio. Questi due aspetti rendono molto complesso il trattamento dei disturbi di personalità, ne consegue la necessità per il clinico che si occupa di tali disturbi di aver ricevuto una formazione specifica ma, soprattutto, di aver fatto tanta (tantissima) esperienza sul campo.

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