Disturbi dell'infanzia e dell'adolescenza

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Bambini e Adolescenti giungono spesso all'osservazione clinica per l'esistenza di una serie di sintomi o sindromi tipici dell'età (ad esempio, l' ansia da separazione che compare generalmente nei primi distacchi lunghi dalle figure parentali). Altre volte giungono all'osservazione per una serie di comportamenti e/o sintomi che sono comuni anche agli adulti (disturbi d'ansia, disturbi dell'umore, disturbi del sonno ecc.)

I più comuni disturbi che vengono diagnosticati per la prima volta nell'infanzia sono: Disturbo da Deficit d'attenzione/iperattività, Disturbi dell'alimentazione, Disturbi dell'evacuazione, Disturbo d'ansia di separazione.

La nostra non vuole essere una trattazione di dettaglio ma possiamo brevemente soffermarci su ciascuno di questi quadri patologici infantili per delinearne sommariamente gli aspetti più salienti.

Il disturbo da deficit d'attenzione e iperattività (Attention Deficit Hyperactivity Disorder, ADHD) è un disturbo neurocomportamentale caratterizzato da una combinazione di difficoltà attentive, distraibilità, iperattività e impulsività. Ognuno di questi elementi può essere presente nel quadro comportamentale o non esserlo. ADHD è in effetti una categoria diagnostica molto controversa e dibattuta. Si tratta realmente di un disturbo o di una serie di comportamenti naturali nei bambini ma poco tollerati nella nostra cultura?

Esistono diverse teorie che cercano di spiegare cosa scateni l'insorgenza dell'ADHD a livello cerebrale. Ciò che è certo è che la funzione esecutiva è fortemente implicata (attenzione, regolazione delle emozioni e capacità di prendere decisioni).

Data la natura controversa del disturbo e delle sue caratteristiche, i sintomi dell'ADHD non sono così nettamente identificabili. Esistono molti possibili sintomi e quando se ne identifica uno, è necessario che persista per un periodo di tempo significativo per poter essere considerato pregnante da un punto di vista clinico. I sintomi devono inoltre essere inusuali per l'età del soggetto dal momento che molti soggetti possono avere comportamenti apparentemente sintomatici soltanto in quanti tipici della sua età e del suo stadio di sviluppo.

I sintomi dell'ADHD sono relativi alla disattenzione e/o all'iperattività. Nel primo caso il bambino può mostrare difficoltà a mantenere l'attenzione, a organizzare le sue attività, a seguire istruzioni attentamente, a concentrarsi sui dettagli, a evitare errori. Nel secondo caso il bambino può apparire irrequieto, incapace di rimanere fermo in un punto, in difficoltà a rimanere in silenzio, a rispettare i turni nella conversazione e a rispettare gli oggetti e gli spazi altrui. Com'è intuibile, alcuni di questi comportamenti sono tipici di molti se non di tutti i bambini. Per questa e per altre ragioni, la diagnosi di ADHD è una delle più complesse e richiede notevoli esperienza e abilità.

Le cause dell' ADHD non sono chiare. La componente genetica probabilmente gioca un ruolo centrale. La ricerca indica inoltre che l'esposizione del feto in gravidanza a tossine ambientali (piombo, nicotina, alcol) possa giocare un ruolo importante nello sviluppo del disturbo nel bambino. In tutte le ricerche si fa riferimento al ruolo dei genitori e al fatto che la loro capacità di autoregolazione svolge un ruolo cruciale nell'aiutare il bambino a sviluppare (o a non sviluppare) la stessa capacità.

Disturbi dell'alimentazione. Altro motivo per il quale, sempre più spesso, i bambini giungono all'attenzione dei clinici è l'insorgenza di un disturbo alimentare.

Poco più di una decisa di anni fa, quando si parlava di disturbi del comportamento alimentare infantile, si faceva riferimento a condizioni che si presentavano quasi esclusivamente nella prima infanzia come la Pica, il Disturbo di Ruminazione ed il Disturbo della nutrizione e della condotta alimentare. Oggi, a queste forme piuttosto rare si affiancano, in numero sempre maggiore, casi di bambini e preadolescenti con alterazioni del comportamento alimentare e relativi quadri clinici molto simili a quelli osservabili solo nell’adolescente e nell’adulto.

E' importante tenere presente che l'infanzia e l'adolescenza rappresentano periodi cruciali per lo sviluppo neurale e la crescita fisica. La malnutrizione e le complicanze mediche annesse ai DA potrebbero causare severe conseguenze psicofisiche durante l'età giovane e adulta.

Per quanto riguarda la diagnosi e il trattamento, dovrebbero essere definiti criteri specifici per questa fascia di età, al fine di riconoscere il tipo di DCA prima possibile e intervenire tempestivamente, prima che i sintomi si aggravino (Bravender et al., 2010).

Anche l’obesità infantile costituisce un fenomeno attuale e in espansione: oggi un bambino italiano su tre è in sovrappeso e uno su sette francamente obeso (Maffeis, 1997; Glasofer et al., 2007). L’aumento dell’obesità infantile costituisce esso stesso un fattore di rischio per lo sviluppo precoce di un DCA (Neumark-Sztainer et al., 2006). Inoltre, molte pre-adolescenti femmine seguono diete dimagranti (Ricciardelli, 2001), comportamento ritenuto, in conformità a studi scientifici, facilitante lo sviluppo di patologie alimentari.

Disturbi dell'evacuazione. Enuresi ed Encopresi per i bambini entro i 5 anni d'età rappresentano una condizione abbastanza consueta, si stima che almeno il 20% di tutti i bambini entro i 5 anni faccia fatica a mantenere il controllo degli sfinteri in particolare durante la notte. In questo senso è importantissimo distinguere tra enuresi notturna (più comune) e diurna (meno comune) ma soprattutto tra enuresi primaria e secondaria. La prima si ha quando un bambino che ha più di 5 anni non è ancora riuscito ad acquisire e mantenere il controllo degli sfinteri durante la notte per un periodo di almeno 6 mesi. La seconda si verifica quando il bambino aveva acquisito il controllo sfinterico notturno e diurno ma, ad un certo punto (spesso a seguito di un evento traumatico doloroso) lo ha perso.

L'enuresi del bambino è una condizione che va sempre esplorata con la famiglia e con il bambino stesso dal momento può rappresentare la manifestazione di un disagio psicologico che il corpo manifesta. Qualora si evidenzi che la sofferenza del bambino è di natura psicologica il trattamento sarà indirizzato al bambino ma la famiglia ne sarà parte attiva.

Disturbo d'ansia di separazione. Separarsi dalle figure di riferimento è una situazione ansiogena per tutti i bimbi piccoli. L'ansia e il dispiacere per il distacco sono emozioni che segnalano che esiste un “attaccamento”, un legame forte che il bambino sente nei confronti della sua mamma e del suo papà. Con il passare del tempo, questi sentimenti così intensi si affievoliscono, i bambini imparano che il distacco dai genitori è sempre temporaneo e che possono allontanarsi per poi riavvicinarsi ai genitori senza che questo implichi una perdita. Quando un disagio molto intenso per il distacco dalle figure di riferimento viene sperimentato da bambini più grandi per periodi di tempo prolungati e in occasione di distacchi di qualsiasi tipologia, anche brevi, possiamo parlare di disturbo d'ansia da separazione. Il disturbo d'ansia di separazione è raro: le stime della prevalenza sono in media di circa il 4% dei bambini e dei giovani adolescenti. Il disturbo d'ansia di separazione diminuisce in prevalenza dalla fanciullezza all'adolescenza.

Referenti d'area: Dott.ssa Stefania Vaccaro, Dott.ssa Laura Rivolta

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