6 buoni motivi per cambiare psicoterapeuta

Mi spiace sempre sentire di persone che, magari dopo tanto tempo, abbandonano un percorso di psicoterapia per intraprenderne un altro con un nuovo terapeuta. Spesso accade senza che le motivazioni siano chiare al paziente nè tantomeno al terapeuta. A volte i pazienti si chiedono per mesi o addirittura anni se cambiare o meno terapeuta ma non ne parlano in seduta.

Nella maggior parte dei casi a spingere un paziente e cambiare terapeuta è la percezione di non trarre giovamento dalla terapia. In questi casi, a mio avviso, è sempre bene discutere di questa percezione con il proprio terapeuta, questo per due motivi. In primis l’efficacia di una terapia non coincide sempre con la risoluzione dei sintomi, in secundis, la percezione di non trarre giovamento dalla terapia quando in realtà dei cambiamenti avvengono è sintomatica essa stessa di un nucleo patologico del paziente. In alcuni casi, perchè un sintomo presente da anni sparisca o si modifichi occorre davvero tanto tempo indipendentemente dalla terapia e dall’approccio utilizzato dal terapeuta. Esistono quadri psicopatologici complessi che richiedono anni di trattamento prima di un miglioramento significativo e globale.

Al di là di questo, esistono delle situazioni nelle quali è bene interrogarsi sull’opportunità o meno di rivolgersi ad un altro terapeuta. Si tratta di indicatori semplici e chiari che possono permettere ad un paziente di capire se è arrivato il momento di cambiare terapeuta oppure no.

Manca il legame.

Un legame più o meno forte tra paziente e terapeuta deve nascere nel corso di una terapia. Questo è molto importante. A volte questo legame fa fatica a svilupparsi, altre volte impiega molto tempo per nascere, altre volte ahimè non nasce affatto. Se, a distanza di molto tempo, ci si accorge di non sentire alcun legame emotivo, alcun rapporto di fiducia, alcuna connessione con il proprio terapeuta, allora è bene cercare di capire come mai.

Distrazioni

Se un terapeuta risponde al telefono o agli sms durante le sedute, arriva in ritardo o cancella spesso gli appuntamenti non sta avendo la giusta considerazione del suo paziente e del suo tempo. Questa non è solo cattiva educazione ma vera e propria mancanza di rispetto. Dal proprio terapeuta è necessario esigere attenzione e considerazione. Se queste mancano, è certamente opportuno cambiare.

Assenza di confini

Uno psicoterapeuta non dovrebbe confidare al proprio paziente cose che riguardano la propria vita privata a meno che non ci siano ragioni cliniche e terapeutiche per farlo. Un terapeuta che instaura con il suo paziente una relazione di amicizia o amore nel corso della terapia commette un grave errore clinico e deontologico. Se, da pazienti, abbiamo la sensazione di non riuscire nemmeno a dire una parola durante le sedute perchè le trascorriamo ad ascoltare le parole del nostro terapeuta allora abbiamo decisamente bisogno di cambiarlo.

Sentirsi giudicati e provare vergogna

Sentirsi in colpa quando facciamo delle cose che sono in conflitto con il nostro sistema di valori è appropriato e normale. Se, da pazienti, ci accorgiamo che il nostro terapeuta in qualche modo ci fa sentire in colpa o in imbarazzo per qualcosa per cui, secondo noi, non c’è da sentirsi nè in colpa nè in imbarazzo, bene, c’è un problema. Un terapeuta che giudica una paziente, ad esempio, per aver deciso di abortire non la sta aiutando. Se, da pazienti, ci sentiamo costantemente giudicati dal nostro terapeuta, è bene tirare fuori la questione e, se serve, cambiare terapeuta.

Qualifiche e Specializzazioni

Alcuni terapeuti si propongono di occuparsi di un’ampia gamma di disturbi ed effettivamente esistono degli psicoterapeuti realmente generalisti. Nella maggior parte dei casi, però, uno psicoterapeuta, pur avendo trattato casi differenti, ha più dimistichezza con una o due specifiche aree, vuoi per esperienza, formazione specifica o semplicemente indole. Se, da pazienti, abbiamo uno specifico problema, faremo meglio a indirizzarci verso qualcuno che sia specializzato nel trattamento di quel particolare problema.

Serietà

Può sembrare banale e ovvio ma è necessario ricordare sempre che per fare lo psicoterapeuta occorrono dieci anni di formazione, diffidate di tutti coloro che si spacciano per psicoterapeuti ma in realtà non sono in possesso dei requisiti di legge.

Ad eccezione di questi sei casi, l’interruzione della terapia è sempre qualcosa su cui riflettere attentamente e da condividere con il proprio terapeuta. Parlare in terapia del proprio desiderio di interromperla può permettere al paziente, a volte, di scoprire che ciò che lo spinge ad abbandonare la terapia è parte del problema per il quale ha deciso di intraprenderla.

Dott.ssa Rosa Riccio