Bambini sicuri e insicuri. La teoria dell’attaccamento.

Ogni bambino sviluppa nei confronti della figura che maggiormente si prende cura di lui un legame particolare. Questo legame andrà a plasmare dal punto di vista psicologico ma anche neurobiologico la mente del bambino, l’idea che egli ha di se stesso e del mondo e le sue aspettative sugli eventi della vita. Questo “legame” tra mamma e bambino è definito “attaccamento”. La teoria dell’attaccamento è stata elaborata negli anni 80 da John Bowlby, psicoanalista, ed ha ricevuto nel corso dei successivi decenni innumerevoli conferme non solo dalla ricerca in psicologia clinica ma anche dalla ricerca neuroscientifica.

L’attaccamento è un sistema comportamentale e motivazionale biologicamente determinato che spinge il bambino a cercare la vicinanza e il conforto di una figura percepita come “più forte e/o più saggia” (Bowlby, 1979), nei momenti in cui il piccolo si sente spaventato, confuso, ansioso o angosciato. Sulla base della sua interazione con l’ambiente e con i suoi caregiver ogni bambino costruisce dei Modelli Operativi Interni (MOI), ossia delle rappresentazioni interne di sè e delle figure di accudimento (cioè della relazione).

Questi modelli rappresentazionali permettono la creazione di una mappa interna del suo mondo relazionale, in grado di guidare la percezione e l’interpretazione degli eventi. Questa mappa gli consentirà di fare previsioni e sviluppare aspettative in merito alle proprie interazioni con l’ambiente e con gli altri. E’ bene ricordare che, una volta costruiti, i modelli operativi interni tendono ad essere relativamente stabili nel tempo e ad autoperpetuarsi; inoltre tali modelli sono in genere utilizzati in maniera automatica e non consapevole.

I Modelli Operativi interni operano al di fuori della coscienza come organizzatori del comportamento, ricreando attivamente esperienze congruenti con la propria storia personale.

Sulla base del comportamento che il bambino manifesta quando si separa dalla sua mamma intorno ai 18 mesi di età, è possibile identificare 4 “stili” di attaccamento. Gli stili di attaccamento rappresentano modalità comportamentali che stanno ad indicare l’esistenza di precisi quadri di funzionamento psichico del bambino. E’ stato evidenziato che alcuni particolari stili di attaccamento nell’infanzia sono correlati all’insorgenza di una qualche patologia psichica in età adulta. I quattro “stili” sono: Attaccamento Sicuro, Attaccamento Insicuro/evitante, Attaccamento Insicuro/Ambivalente, Attaccamento disorganizzato.

I Bambini Sicuri

Il bambino con attaccamento sicuro piange e soffre quando si separa dalla sua mamma. Dopo un pò, però, si lascia consolare da altri adulti e riprende a giocare.

La vicinanza della mamma al bambino nei momenti di difficoltà permette la creazione di un legame di Attaccamento Sicuro. Una mamma responsiva favorisce lo sviluppo di Modelli Operativi Interni adeguati nel bambino. In altre parole, una mamma responsiva fà si che il bambino sviluppi pensieri del tipo :

  • “Sono degno di essere amato”

  • “Mi posso fidare delle altre persone”

  • “Mi posso affidare a qualcun altro”

Questo accade perchè una mamma attenta e sintonizzata sul bisogno di suo figlio percepisce i suoi segnali, li interpreta correttamente, regisce in maniera appropriata (nè eccessiva, nè assente) e quando accade che ci sia una piccola rottura o distonia interazionale col suo bambino è in grado di riparare e porvi rimedio.

Il bambino che cresce con una mamma sicura è un bambino che ha imparato a rivolgersi al genitore nel momento in cui ha bisogno di lui, segnalando il suo disagio in maniera efficace, per poi tornare ad esplorare l’ambiente (giocare, osservare ecc) dopo aver ricevuto la giusta rassicurazione. E’ un bambino facilmente consolabile, che soffre e piange durante il distacco dalla mamma ma impara ad affidarsi ad altri adulti significativi.

I bambini evitanti

Il bambino definito “evitante” dalla letteratura sull’attaccamento è un bambino che non manifesta particolari difficoltà o sofferenza nella separazione dalle figure di attaccamento ed è sempre intensamente impegnato nell’esplorazione dell’ambiente (gioco, interazioni con altri adulti o pari). Questo comportamento viene spesso confuso con un buon adattamento del bambino, in realtà è solo l’evidenza del fatto che il legame di attaccamento con le figure parentali è debole e del fatto che il bambino ha imparato ad inibire l’espressione delle sue emozioni. Le mamme dei bambini evitanti, infatti, non gradiscono le manifestazioni emotive (di dolore e di gioia) dei propri figli perchè non riescono, loro malgrado, a gestirle appropriatamente. Le mamme dei bambini evitanti sono inaccessibili a livello affettivo e spesso hanno atteggiamenti trascuranti o francamente rifiutanti. Tendono a non prestare troppa attenzione ai propri figli o a non dedicare sufficiente spazio della propria vita alla loro cura. Per questo motivo i bambini “imparano a fare a meno” della propria mamma, all’apparenza sono bambini autonomi e adeguati, nella realtà sono bambini che non esprimono i loro affetti e spesso non imparano affatto a riconoscere i propri stati interiori.

I bambini ambivalenti

Il bambino ambivalente è un bambino che ha bisogno costante di avere il genitore vicino a sè perchè ha paura di perderlo. E’ un bambino che esplora l’ambiente, si abbandona al gioco e all’interazione solo se ha il genitore vicino, altrimenti inibisce qualsiasi comportamento esplorativo per concentrare la propria attenzione sul genitore. Il bambino ambivalente segnala in maniera esagerata e spesso rabbiosa il proprio disagio per aumentare la probabilità di risposta del genitore e mantenere la relazione, tenendolo vincolato a sè. Tende a vivere le relazioni lasciandosi coinvolgere eccessivamente ed enfatizzando gli aspetti negativi più che quelli positivi. Le mamme ambivalenti sono mamme che fanno fatica a sintonizzarsi sui bisogni reali dei propri bambini e spesso sono più concentrate sui propri stati interni che su quelli dei propri figli. Sono mamme affettuose ma lo sono in maniera discontinua e non perfettamente calibrata sulle esigenze dei propri bimbi.

I bambini “disorganizzati”

L’attaccamento disorganizzato è tipico di famiglie dove sono avvenuti (o avvengono) eventi fortemente luttuosi o drammatici che non sono stati elaborati e hanno lasciato profondi segni nei genitori e, di conseguenza, nei figli. I genitori di bambini “disorganizzati” sono genitori traumatizzati, spaventati e dunque incapaci di porsi come figure stabili, sicure e protettive nei confronti dei propri figli, al contrario, sono figure che spaventano. In alcuni momento il genitore non sembra affatto coinvolto nella relazione con il figlio e alterna momenti di assenza a momenti nei quali diventa inaspettatamente violento e a volte maltrattante. Il bambino che vive all’interno di questa relazione con il genitore si trova in un conflitto irrisolvibile poichè non sa se cercare la vicinanza della figura di attaccamento, di cui ha bisogno, o se fuggire da essa perchè lo spaventa. Impara dunque a controllare il genitore dirigendone i comportamenti e assumendo atteggiamenti punitivi, accudenti o seduttivi nei suoi confronti. Impara a interpretare se stesso e le relazioni secondo modelli incompatibili e contraddittori in cui ognuno oscilla tra i ruoli di salvatore, persecutore e vittima.