Lettera a un figlio. “If” di Rudyard Kipling

Questi versi li ho trovati per caso in rete e ho deciso di riportarli sul nostro blog.

Si tratta di una celeberrima poesia di Rudyard Kipling, scritta nel  1895, ispirata alle vicende di Leander Starr Jameson e dedicata al figlio allora tredicenne di Kipling,  John.

Perchè riportare questi versi proprio qui?

Perchè credo che in questi versi sia racchiusa l’essenza stessa di quell’equilibrio, di quell’accettazione e di quella saggezza che è la meta (ideale) di qualsiasi percorso di crescita personale.

Mi riferisco alla psicoterapia, ovviamente, ma non solo.

Il noto storico e scrittore indiano Khushwant Singh sostiene che  “se” di Kipling è “l’essenza del messaggio della Bhagavadgītā in inglese”. Ognuno di noi diventa Buddha quando è pienamente uomo.

Buona Lettura

“Se riesci a non perdere la testa quando tutti intorno a te la perdono, dandone la colpa a te.

Se riesci ad avere fiducia in te stesso, quando tutti dubitano di te,
Ma anche a tenere nel giusto conto il loro dubitare.
Se riesci ad aspettare senza stancarti dell’attesa,
O essendo calunniato, a non rispondere con calunnie,
O essendo odiato, a non abbandonarti all’odio
Pur non mostrandoti troppo buono, né parlando troppo da saggio.

Se riesci a sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni,
Se riesci a pensare, senza fare dei pensieri il tuo fine;
Se riesci, incontrando il Trionfo e la Sconfitta
A trattare questi due impostori allo stesso modo.
Se riesci a sopportare il sentire le verità che hai detto
Travisate da furfanti che ne fanno trappole per sciocchi,
O vedere le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E chinarti e ricostruirle con i tuoi strumenti logori.

Se riesci a fare un cumulo di tutte le tue vincite
E a rischiarlo tutto in un solo colpo a testa o croce,
E perdere, e ricominciare dall’inizio
Senza dire mai una parola su ciò che hai perso.
Se riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi tendini
A sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più
E di conseguenza resistere quando in te non c’è niente
Tranne la tua Volontà che dice loro: “Resistete!”

Se riesci a parlare con le folle mantenendo la tua virtù
O a passeggiare con i re senza perdere il senso comune,
Se né nemici, né affettuosi amici possono ferirti;
Se tutti gli uomini per te contano, ma nessuno troppo,
Se riesci a riempire l’inesorabile minuto
Con un momento del valore di sessanta secondi,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
E, quel che più conta, sarai un Uomo, figlio mio!

 

Rudyard Kipling “Rewards and Fairies”, 1910