Lo psicoterapeuta va in psicoterapia?

Anche se i media (e a volte anche i pazienti) dipingono gli psicoterapeuti spesso come guru o come maestri zen di equilibrio interiore, la realtà è che anche gli psicoterapeuti sono esseri umani.

Come tutti gli esseri umani, anche gli psicoterapeuti sperimentano a volte difficoltà e fatiche nel risolvere i propri personali conflitti, nel trovare modi efficaci di comunicare con le persone a cui vogliono bene, nel gestire ed elaborare traumi e lutti e nell’interrompere relazioni disfunzionali.

Diventare psicoterapeuti significa acquisire competenze molto complesse oltre che teorie e tecniche necessarie per il lavoro terapeutico. Per la verità, a nostro avviso, molto poco di tutto quello che serve realmente al lavoro di psicoterapeuta può essere appreso in un’aula, durante un’esercitazione pratica o attraverso una lezione. Nonostante questo, inspiegabilmente, questa è ancora la forma di training più diffusa per gli psicoterapeuti, quasi come se il mestiere dello psicoterapeuta fosse un “mestiere” come tutti gli altri.

L’idea che questo genere di apprendimento possa, da solo, rendere capace uno psicoterapeuta di fare il suo lavoro è, secondo noi, piuttosto ingenua. Uno psicoterapeuta lavora con le emozioni, sue e del suo paziente, con la spiritualità, con il senso del legame. Imparare ad avere a che fare con queste “cose” non è certamente qualcosa che si apprende dai libri o per lo meno non soltanto dai libri. Essere terapeuti ha a che fare con la consapevolezza di sè e degli altri e, ahimè, acquisire consapevolezza di sè, degli altri e del momento non si esaurisce in una riflessione più o meno razionale quale quella che si può fare e condividere durante un training di formazione, anche nel training meglio pensato e meglio strutturato.

Prima di una psicoterapia, a volte, alcuni esseri umani (e anche alcuni terapeuti), pur vivendo una vita senza particolari difficoltà e problemi, viaggiano con il “pilota automatico”, non hanno consapevolezza delle proprie emozioni, di cosa le determini, di come tipicamente reagiscono davanti alle cose.

Non tutte le scuole di psicoterapia prevedono che i propri studenti affrontino una psicoterapia individuale durante l’iter di formazione. Esistono alcune ricerche condotte su questo tema e le opinioni sono certamente le più disparate. Al di là dell’obbligatorietà o meno della psicoterapia individuale prevista dal training formativo, quello che accade più spesso è che i terapeuti durante o al termine della propria formazione in psicoterapia intraprendano autonomamente un percorso di terapia. Questo accade per molti motivi, da un lato perchè i terapeuti hanno bisogno di sperimentare in prima persona, dal vivo e nella pratica, cosa vuol dire essere in terapia, come funziona il processo terapeutico, cosa realmente può fare la psicoterapia, come può essere d’aiuto e quali limiti ha. Questa consapevolezza è a nostro avviso fondamentale. Se sperimentiamo da pazienti l’efficacia e il potere di una psicoterapia siamo molto più capaci di trasmettere la nostra fiducia ai nostri pazienti. Dall’altro lato ogni terapeuta, lo ribadiamo, è un essere umano esattamente come gli altri e a volte sente il bisogno di chiedere aiuto.

In effetti, è difficile pensare che un terapeuta possa aiutare altre persone ad affrontare sentimenti di disperazione, paura, sfiducia ecc senza essersi allenato egli stesso ad avere consapevolezza di quelle stesse emozioni e di cosa le determina.

In conclusione, uno psicoterapeuta va in psicoterapia esattamente come i suoi pazienti. A volte il suo iter formativo lo prevede espressamente, altre volte no ma nella stragrande maggioranza dei casi è il terapeuta stesso ad accorgersi che conoscere il proprio modo di funzionare ed esplorarlo in terapia è il modo migliore per crescere come persona e come terapeuta e dunque comprende autonomamente che la psicoterapia personale è assolutamente fondamentale per diventare un buon terapeuta.