Quando il lutto si trasforma in depressione

Qual è la linea di confine tra il processo “fisiologico” di elaborazione del lutto e la depressione clinica? Nonostante queste due condizioni siano diverse, esse hanno numerosi punti in comune. Sia le persone che soffrono per una perdita che le persone depresse piangono, si sentono tristi, perdono appetito, non provano gioia nel fare le cose, non sentono desiderio di fare alcunchè.

Per anni, psicologi e psichiatri non hanno fatto diagnosi di depressione maggiore in soggetti che avevano perso una persona cara precedentemente all’esordio dei sintomi depressivi. Da poco tempo (dalla pubblicazione dell’ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – DSM V) non è più così. Il lutto, in qualche modo, non impedisce che possa essere fatta diagnosi di episodio depressivo. Apparentemente questo sembrerebbe indicare che il dolore per la perdita di una persona cara non dovrebbe essere considerato “fisiologico”. Ma è davvero così?

Lutto Prolungato

Così come la morte è parte del vivere, allo stesso modo il dolore per la perdita è un aspetto ineludibile della vita di chi rimane. In qualche modo non c’è un tempo entro il quale il dolore debba necessariamente finire, nel senso che il lutto è fortemente influenzato da fattori sociali e culturali che ne determinano le modalità di espressione e risoluzione.

In aggiunta a questo, oggi, sempre di più, il processo di elaborazione del lutto è molto differente da qualche decennio fa. Le scoperte scientifiche e il progresso della medicina fanno sì che molte persone che soffrono di malattie croniche e/o tendenzialmente non curabili possano vivere molti anni ancora dopo aver ricevuto la diagnosi iniziale. In questi casi i pazienti e i loro familiari hanno più tempo per “accettare” l’evento drammatico, sistemare le questioni burocratiche e scegliere come “impiegare” il tempo che rimane. L’altro lato della medaglia, però, è rappresentato dalla fatica ad accettare pienamente la perdita che sta per avvenire proprio per il fatto che non si sa bene quando avverrà.

Ciò che distingue in genere nettamente la condizione di lutto da quella di depressione è che tipicamente, quando qualcuno perde una persona cara, la famiglia, gli amici, i colleghi si mobilitano in massa per fornire supporto e questo ha un potente effetto benefico sulla persona che soffre. Sentire di essere sostenuti, amati, di non essere soli produce effetti molto positivi sulle persone in lutto.

Per le persone depresse, invece, questo accade difficilmente, proprio perchè la sofferenza del depresso è tipicamente meno compresa e meno socialmente accettata rispetto a quella di chi soffre per un lutto. Il risultato è un maggiore isolamento del depresso rispetto a chi soffre per un lutto che, inevitabilmente, determina un aggravamento dei sintomi ed espone a rischi maggiori.

Distinguere la depressione dal lutto

L’elaborazione del lutto non è un processo sempre lineare, è comunque sempre influenzato dalla forza del legame che avevamo con la persona defunta e dalla centralità che quella persona aveva nella nostra vita. Il dolore, spesso, non va via mai completamente ma riemerge nelle ricorrenze, nei compleanni, anniversari, in alcuni posti oppure viene sollecitato da ricordi o dal trovarsi in specifici posti e ascoltare specifiche canzoni.

Ecco qualche consiglio per coloro che stanno soffrendo per la perdita di una persona cara:

  • Sentirsi tristi, perdere appetito, fare fatica a dormire è normale. Queste condizioni sono parte del processo, non dobbiamo aspettarci che non ci siano ed è bene non interferire con queste condizioni a meno che non siano realmente invalidanti.

  • Il dolore va e viene. Non sempre e non a tutti accade che il dolore progressivamente scompaia. E’ possibile che un giorno la sofferenza sia meno intensa e il giorno dopo, invece, riesploda. Anche questo fa parte del processo.

    – Appoggiamoci il più possibile alle persone che ci vogliono bene. Le persone che soffrono per un lutto hanno bisogno di parlare spesso di come si sentono, possono trarre molto beneficio da questo. Hanno inoltre bisogno di sentire che c’è qualcuno che si prende cura di loro non solo per qualche ora ma per periodi di tempo prolungato.

– Se ci capita di pensare al suicidio, se abbiamo avuto un decremento ponderale importante, se non siamo più capaci di svolgere le nostre attività quotidiane quali alzarci dal letto e andare al lavoro per più di uno/due giorni, se il dolore e la condizione di tristezza e apatia durano da più di 4 mesi, allora è bene chiedere aiuto professionale.